La solidarietà che non fallisce mai

-di Giulia Parisi

390: è questo il numero di anni che ci separa dalla peste del 1615, quella di cui troviamo scritto nei  “Promessi sposi”. Ma gli italiani del diciassettesimo secolo hanno affrontato una minaccia minore o maggiore? Per noi ragazzi, la cui vita sembra essere stata fermata a causa di questo nemico invisibile, la risposta potrebbe essere no.  Finora, però, i dati dicono diversamente: nel 1600, i morti per peste si stimano essere stati 1.100 000  (in Italia), mentre secondo il Ministero della Salute quelli per il Covid-19   ad oggi sono 1441. Si nota anche il numero di guariti: 1996, un dato che ci conforta; ma chi dobbiamo ringraziare? La lista è lunga: dottori, infermieri, carabinieri, politici, la Protezione civile …  Per continuare ad andare avanti, però, hanno tutti bisogno di aiuto: un’unità per la terapia intensiva costa 70 000 €, una cifra esorbitante.                                                                                                                                                                                 Molti uomini e molte donne del mondo dello spettacolo, influencer, politici e personaggi famosi si sono mobilitati sulle piattaforme social per spronare i loro numerosi seguaci ad aiutare: basta pensare all’attore Luca Argentero, che con un video pubblicizza la raccolta fondi “Together for Italy – Una buona azione per tornare alla quotidianità”, lanciata da “1 Caffè Onlus” per aiutare la Protezione Civile; oppure a Fedez e Chiara Ferragni, la cui raccolta di donazioni per l’ospedale san Raffaele di Milano raggiunge i 3 milioni in meno di 24 ore, fino ad arrivare a quasi 4: grazie alle donazioni di altri vip, come Alessia Marcuzzi, Francesco Facchinetti, Paulo Dybala, Emma, Arisa o Alessandra Amoroso, certo, ma anche con il supporto dei numerosi followers.                                                                                                                                                                                                                              Anche noi, infatti, possiamo fare la differenza tra la vita e la morte per quei 1518 casi che si trovano in terapia intensiva: tutti i policlinici, dal Piemonte alla  Basilicata, dalla  Lombardia alla  Puglia, hanno aperto raccolte fondi sui propri siti Internet per permettere a chiunque voglia di donare: per chi vuole, anonimamente,ma tutte le donazioni saranno rendicontate pubblicamente. E non serve andare lontano a cercare un ospedale a cui donare: a marzo sono partite ben due raccolte fondi per donare all’ ospedale di Sestri Levante. La prima è partita da Moneglia, in particolare dal Consorzio operatori turistici del borgo, dall’associazione Il Barattino e dalla Croce Azzurra, il 12 marzo con una donazione di 5500€, e alle 21:00 aveva già raggiunto gli 11mila euro. Il nome è “Sostegno terapia intensiva ospedale Sestri Levante” e si può donare dal sito gofundme.com : al raggiungimento della somma di 50 mila €, i soldi saranno devoluti all’ospedale. La seconda raccolta è invece partita dal Civ di Via Nazionale in collaborazione con Confesercenti Tigullio, con il nome “Uniti per la vita”: la vicepresidente del centro integrato di Via Nazionale,  Lenka Malafarina, è riuscita a coinvolgere anche il Comune di Sestri Levante, Rv Consulting di Roby Vanda e l’Asl 4. L’obbiettivo e quello di raggiungere 30000€ (da donare possibilmente online sull’IBANIT51J0617532230000001588680). Non serve donare milioni per fare la differenza: solo qualche euro per un futuro migliore. Perché, come diceva il Mahatma Gandhi, “Il domani dipende da ciò che si fa oggi”.

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