Sgretolato il tabù dell’autocoscienza dei Robot

-di Jessica Salemi

Milioni di anni fa Dio, la Natura, il Fato, la Necessità – nomi che diamo all’inconoscibile che ci governa – si è accorto che, al pari di molte creature, così come eravamo fatti privi di zanne, di artigli, di aculei e di veleno, non potevamo sopravvivere a lungo. Allora fu deciso di farci essere una Specie che vive in gruppo per essere protetti, come le gazzelle che, se una resta indietro, viene mangiata, ma se fa parte del gruppo no. Allora la Mente non esisteva e fummo attrezzati come dei robot muniti di sensori. Nel nostro organismo fu costruito un apparato percettivo sensoriale, i cinque sensi, di così eccellente fattura che tutt’oggi ereditiamo dai nostri genitori ed è lo strumento della nostra sopravvivenza quotidiana.”Lucio Della Seta

Oggi siamo noi che, sfruttando le capacità del nostro intelletto, portiamo alla luce entità superficiali dotandole di sempre maggiori capacità per rendere la nostra vita più semplice, per adattarci o, meglio, per adattare l’ambiente a noi e alle nostre sempre crescenti e complesse esigenze. Siamo giunti ad un passo dall’eliminare l’ormai sottile limite che ci distingue da sempre dalle cose inanimate. Curiosi e assetati di progresso, stiamo creando nostri alter-ego: i Robot. Si è abbattuto il muro della coscienza, in quanto è stato realizzato un modello capace di percepire se stesso nello spazio e di immaginarsi, senza aiuti dall’esterno. Nonostante percepisca, non sa però se è un drone o un ragno meccanico. Potrà però agire anche in casi non previsti dal suo programmatore. Questo è bene o un male? Il termine robot deriva dal ceco robota, che significa schiavo, lavoratore forzato. Venne coniato nel 1920 dallo scrittore praghese Karel Čapek che lo utilizzò in un testo teatrale per indicare gli automi di forma umanoide che si ribellano al padrone per rivendicare la propria libertà. Come ogni novità anche i robot apportano modifiche alla nostra vita e vengono temuti da molte persone proprio perché le loro conseguenze non sono ancora ben note. Recentemente è stata individuata la tecnofobia, ovvero la paura della tecnologia e soprattutto dell’intelligenza artificiale che viene vista come una minaccia al lavoro. È una paura talmente grande da causare un tale livello di stress e di ansia che si trasforma, in alcuni casi, in veri e propri disturbi mentali. Non si tratta di un poi così nuovo timore per l’uomo, basti pensare che nell’800, in Inghilterra, alcuni lavoratori tessili distrussero le nuove macchine per protestare contro i datori di lavoro che le avevano introdotte allo scopo di avere mano d’opera a basso costo e lavoratori meno qualificati. Oggi possiamo affermare che ci stiamo avvicinando progressivamente ad uno scenario simile e che gli unici lavori che, al momento, sono meno a rischio sono quelli che richiedono creatività. Dato che questo sentimento può innescare un disagio sociale, in quanto si tratta di una paura legittima e fondata, gli studiosi stanno approfondendo il fenomeno per tentare di prevenire eventuali ripercussioni. Come ogni novità però, essi provocano anche curiosità e stupore. Proprio per questo motivo sono stati già ingaggiati nei luoghi in cui strappare un sorriso è molto importante: gli ospedali. Pepper, un umanoide con gli occhioni da “cucciolo” che si illuminano di blu, le forme arrotondate, la testa più grande rispetto al resto del corpo, grazie a queste sue caratteristiche favorisce sentimenti di simpatia. Nell’ospedale di Padova viene utilizzato come tecnica non farmacologica per la gestione di paura e ansia nei bambini che devono sottoporsi ad un intervento invasivo e doloroso. Prima della sedazione, Pepper distrae il piccolo paziente cantando, giocando e mostrando immagini sul tablet di cui è dotato. I dottori hanno osservato che i bimbi lo reputano un vero e proprio amico, perché gli si rivolgono come se fosse un loro coetaneo, non lo considerano un robot. I benefici sono già visibili: ansia ridotta fino al 50% e ciò significa minor impiego di farmaci con conseguente risveglio più rapido e meno effetti collaterali, nonché risparmio sull’acquisto di medicinali spesso molto costosi. Gli esseri umani da sempre ambiscono all’immortalità, ma non desiderano arrivare alla vecchiaia. Questo perché, oltre alle complicazioni di salute che ormai si affrontano con più facilità grazie ai progressi nella medicina, in questa tappa della vita si va quasi inevitabilmente incontro alla solitudine. Pepper è impiegato già anche nelle case di riposo ed è un robot social, autonomo che riesce a rispondere alle esigenze di chi ha di fronte, ma… Se giunti ad una certa età riuscissimo a diventare più indipendenti e potessimo ancora gestirci quasi autonomamente? Grazie al progetto robot Romeo, lanciato nel 2009 e finanziato in larga parte dal governo francese, ciò sarà possibile proprio grazie al robot badante Romeo: alto 146 centimetri per 36 kg, riconosce i volti delle persone con cui interagisce grazie a due telecamere montate sulle sopracciglia. Per la sua versione domestica bisogna ancora attendere, ma a tal proposito entra in scena R1, un robot dalle dimensioni di un bambino di 10 anni. Come afferma il fisico Roberto Cingolani, direttore dell’IIT di Genova, l’obiettivo sarà: “Portare R1 sul mercato ad prezzo tra 1.500 o 2 mila euro: più o meno il costo di un televisore smart, perché non sia un prodotto per pochi ma alla portata di un comune consumatore”; poi aggiunge: “Forse si rischia di affezionarcisi, ma lo stesso accade con il nostro smartphone, finiamo col non poterne più fare a meno, o con la nostra auto o la nostra moto che amiamo come una creatura vera”. L’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, infatti, ha già realizzato in soli sedici mesi R1 e attualmente si sta occupando della sua educazione. Spesso incompresi, ritenuti incapaci, giudicati perché “è troppo complicato cercare di capire le loro esigenze”, sono i bambini autistici. Per loro c’é NAO realizzato dalla Aldebaran Robotics, lui  stimola l’attenzione di bambini affetti da autismo con una serie di giochi ed esercizi didattici sullo sviluppo della comunicazione verbale e non verbale. I video delle reazioni dei bambini scaturite dalla presenza e il supporto offerto da Nao sono emozionanti e offrono una speranza in più soprattutto per i genitori di questi bimbi che da sempre devono affrontare molti ostacoli. Il tema dei robot sarà forse velato da una sorta di diffidenza, soprattutto da parte degli anziani per cui la tecnologia è spesso difficile da comprendere e balena nella loro vita improvvisamente, ma è importantissimo comprendere che questi robot possono fare quello che un uomo difficilmente riesce ad affrontare: essi infatti vanno oltre l’apparenza fisica, oltre i pregiudizi razziali, non sono soggetti ad impulsi prettamente umani legati all’emotività. Questa è davvero una svolta per il nostro mondo in cui, spesso, la cattiveria umana si riversa sui suoi simili dominando le notizie di attualità. Ovviamente come qualsiasi altra realtà, l’AI porta con sé effetti collaterali, ma bisogna tener conto del fatto che si tratta di un’entità dipendente sempre dall’uomo e dunque siamo noi a determinare le sue conseguenze nelle nostre vite. Il computer è nato per spiare le nostre attività a fini commerciali, per influenzare le nostre scelte politiche? No, e dietro allo sviluppo di questa funzione c’è l’uomo. I Social Network sono stati realizzati per il cyber-bullismo? No, eppure noi li abbiamo trasformati in subdole armi manipolatrici. I robot sono nati anche per eliminare i pregiudizi, ma…un giorno potrebbero, se caduti in mani sbagliate e programmati scorrettamente, riflettere le discriminazioni di chi li realizza diventando razzisti e misogini. Per questo motivo Google ha sviluppato un codice etico nel quale si impegna a non realizzare sistemi o software che utilizzino l’AI per arrecare danno all’uomo. L’AI è argomento vastissimo, complesso, in continua e celere evoluzione, dunque il primo passo per giungere ad un’obiettiva e corretta coscienza di esso consiste prima di tutto nell’eliminare il grande muro che separale le persone comuni  dagli esperti in materia di AI e Tecnologia, ovvero il misconoscimento che dilaga in tutta la nostra società, tanto da porsi come una patologia sociale. Solo dopo aver concesso almeno un pizzico di fiducia e dopo essersi impegnati a comprendere tali temi, si potranno estrapolarne i benefici offerti, arginando quelli negativi…

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