Accettiamo solo amici, parenti e paganti, grazie

-di Jessica Salemi

“L’uomo, da scimmia qual è, è un animale sociale e considera il clientelismo, il nepotismo, gli intrallazzi e il pettegolezzo, modelli intrinseci di comportamento etico.” Carlos Ruiz Zafon

La domanda che viene posta più frequentemente a chi si trova all’ultimo anno delle Superiori è: “Cosa vuoi fare dopo gli studi?” Così rispondiamo, attenti alle espressioni che si creano sul volto e poi attendiamo di ascoltare il giudizio che viene dato alla nostra risposta. “Wow bello, però difficile…”, ma se si ha quel tipo di progetto e desiderio poco importa che sia difficile da raggiungere. Oppure, spesso per le ragazze più che per i ragazzi, “Interessante, ma pensi davvero che sia adatto per una ragazza?” e qui viene da pensare che la proclamazione della parità dei sessi nell’ambito lavorativo sia davvero un’utopia, dato che neanche la società è mentalmente pronta ad immaginare una figura femminile in determinati incarichi. Poi c’è chi, fortunatamente, non vuole proferire solamente un giudizio sulla tua scelta e cerca di comprendere di più al riguardo, chiedendoti di approfondire i tuoi progetti e nel migliore dei casi, ti amplia ancor di più la prospettiva e ti offre consigli… Ad ogni modo, questo tipo di dialogo si conclude con un “In bocca al lupo per il tuo futuro! Fammi sapere come andrà!” (sorriso sarcastico o sincero, a seconda dei casi). Fino a qui, si tratta di semplici scambi di opinione che al massimo ti fanno pensare che sarebbe stato meglio rispondere: “Non lo so, non ho ancora le idee chiare”, ma anche in quel caso ti guarderebbero con una sorta di compassione e ti giudicherebbero un ancora troppo innocente ed immaturo adulto del futuro.

Su tutto ciò si può soprassedere, ma quello che davvero infastidisce un/a ragazzo/a per ancora qualche mese alunno/a di un Liceo, tra breve candidato/a per l’entrata all’Università, in futuro concorrente per qualche concorso e durante tutto ciò sicuramente sottoposto/a a vari colloqui per poter aggiudicarsi un posto di lavoro… sono le recenti (ma da sempre esistenti) notizie riguardanti la Raccomandazione, chiamata da molti il male tradizionale dell’Italia. Notizie che, chi ha un obiettivo, preferisce non leggere. Sicuramente vale il detto “occhio non vede, cuore non duole”, ma anziché scappare da questa realtà analizziamola, portiamola a galla, scoviamo le sue origini, soprattutto per evitare che diventi l’ennesimo moderno tabù…

E’ necessario premettere che la società è costruita fin dalla sua comparsa su meccanismi di raccomandazione e favoritismi tra membri dello stesso gruppo. Questa caratteristica di cooperazione tra individui si pone come una forza evolutiva e per questo motivo sopravvive ai cambiamenti, alla modernizzazione, adattandosi ad ogni contesto.

Per arrivare all’origine della raccomandazione pare sia necessario risalire a circa 2500 anni fa, facendo riferimento alle tavolette assire, ma se si desidera star più vicini, essa è strettamente legata alle Grandi Religioni, dove, senza dubbio, i potenti appartenevano ad una stretta cerchia eletta.

The Guardian ha scritto un articolo riguardo alla raccomandazione in Italia. E’ come se fosse il DNA del nostro Paese, un fenomeno resiliente che si pone alla base della crisi economica e lavorativa tanto da creare un’estesa Parentopoli. Se per Aristotele “la bellezza è la migliore lettera di raccomandazione”, oggi, invece, essa si basa soprattutto sulle conoscenze e il denaro, infatti esistono due tipi di raccomandazione, quella concessa in cambio di tangenti e quella basata sull’amicizia.

Nel suo libro l’antropologa americana Dorothy Louise Zinn diceva che il sistema, in Italia, comincia sin dalla nascita. Quando un italiano è pronto per venire al mondo, le probabilità che sua madre, appena arrivata in ospedale, abbia chiesto, tramite vari gradi di conoscenza, una stanza singola per starsene in pace, o di tenere in braccio il figlio qualche minuto in più delle altre, sono molto alte.

La vittima più frequente di questa pratica sono i concorsi pubblici. Nello specifico quelli che riguardano le cattedre per i professori di università. Purtroppo, ad insegnare arriva, più frequentemente, chi si è deciso che arrivi e dunque i concorsi risultano una pura formalità. Caso scandalo è quello riguardante l’Università della Sapienza di Roma che vede coinvolti la moglie, la figlia e il figlio del Rettore: sono riusciti a procurarsi posti di insegnamento prestigiosi pur non avendo le qualifiche richieste. Il peggio è stato quando è emerso che il figlio del Rettore aveva superato l’esame di cardiologia davanti a una commissione d’esame composta da tre dentisti e due igienisti dentali. Così, non resta che constatare che l’Università è malata, da tempo truccata, come si legge sul Fatto Quotidiano e come testimoniano i numerosi casi riportati negli articoli di diverse testate giornalistiche.

In realtà, la raccomandazione esiste anche all’Esame di Stato delle Superiori. Basta fare una piccola ricerca sulla rete e si trovano molte testimonianze di Commissari di esame che vengono travolti dalle richieste di genitori “premurosi” in cerca delle cosiddette spintarelle per aiutare i propri figli. Ecco alcuni estratti delle testimonianze di due commissari riportate su Repubblica, le quali, se soddisfatte, si commentano da sole:  “Ciao, mi ha dato il tuo numero una nostra collega. Ti do del tu perché siamo entrambi insegnanti. Siccome so che conosci tutti nell’ambiente, non è che puoi sprecare qualche parola per mio figlio con questo tipo che è stato nominato per matematica, pare che sia un matto! I ragazzi hanno tutti paura, non lo dico solo per mio figlio, ma a questo una chiamata va fatta!”

“Senti, io non voglio miracoli, ma se gli dici almeno che mio figlio è un ragazzo che è seguito e che ha bisogno di un voto importante. Sai, pagare di meno anche le prime rate, di questi tempi… Scusami, se mi sono permessa. Ma questi esami di Stato perché non li eliminano, solo tanta ansia, non servono a niente!”

«Hai ragione, lui è pigro e meriterebbe la bocciatura. Ma suo padre è vice prefetto, lavora dalla mattina alla sera per il bene della città e gli dobbiamo essere davvero grati: perché, se è giusto che i peccati dei padri ricadano sui figli, non dev’essere altrettanto giusto che se ne riversino anche i meriti?»

Un altro ambito coinvolto nelle notizie più recenti riguarda la “Concorsopoli della divisa”. Per entrare nelle Forze Armate è necessario superare test preselettivi, test psicoattitudinali, fisici, tirocini, ecc… Ma anche qui esiste la cara scorciatoia della raccomandazione. Con cifre dai 3mila fino ai 30mila euro si possono superare i test, senza alcuno sforzo. Così si scoprono algoritmi per vincere, oppure viene chiaramente detto: “Tu dedicati alle prime 10 domande, alle restanti 90 ci pensiamo noi”, o, in modo ancora più palese, durante lo svolgimento delle prove il Comandante corrotto si avvicina al banco del concorrente raccomandato. Tale pratica nelle Forze Armate vanta una tradizione antichissima, basti pensare che il sistema di promozioni nella Royal Navy era quasi interamente basato sulla raccomandazione e dunque, per fare carriera, bisognava essere protetti da qualcuno.

La raccomandazione ha però anche un aspetto positivo (purtroppo non ancora in Italia). L’inchiesta redatta da “Inkiesta.it” afferma che in Italia si va avanti grazie al clientelismo, l’anzianità e la fedeltà. Negli Stati Uniti invece la raccomandazione si basa sul merito. Il termine meritocrazia fu un neologismo del sociologo Young, che nel 1958 teorizzò come avanzare per meriti rappresentasse, in realtà, la riproduzione del ceto dominante. Alberto Salleo, Associate Professor alla Stanford University, afferma che nella Stanford University «la cosa più importante è la lettera di raccomandazione in cui ci si fa garante del candidato, perché solo chi è più bravo riceve una lettera di raccomandazione». Dunque, chi raccomanda qualcuno si prende la responsabilità di segnalare una persona davvero competente, perché la sua credibilità dipende proprio anche da chi ha segnalato. Sarebbe opportuno che anche in Italia si imponesse questo tipo di selezione. Perché così sembra chiaro che la raccomandazione è uno dei motivi, se non il principale dato che infetta tutto, che spinge i giovani a sfuggire da questo Paese spesso troppo ingiusto.

La raccomandazione diventa pericolosa quando non ci si limita soltanto a regalare dei voti, ma si assegnano incarichi lavorativi ad individui che non hanno i requisiti per svolgerli e quindi mettono in pericolo gli altri. Sarà sicuramente difficile combattere l’esistenza di persone che pagano, minacciano incutendo timore o accettano di concedersi a prestazioni sessuali per un posto di lavoro o un voto, ma, quando raccomandate o vi fate raccomandare, pensate almeno di non attentare alla vita degli altri. Si comincia, infatti, ad aver paura della raccomandazione non solo come minaccia per la propria affermazione personale, ma soprattutto, oggigiorno, dobbiamo tutti sperare di non cadere nelle mani di un cardiologo che è stato dichiarato idoneo da un gruppo di dentisti ed igienisti dentali…

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