Il dualismo dell’artista: depressione e creatività

di Vittoria Picciafuoco –

Un nuovo studio pubblicato dal Clinical Psychological Science rivela che chi soffre di depressione usa termini come “sempre”, “niente”, assolutamente”, “io”, più frequentemente degli altri. Inoltre ha analizzato il linguaggio che si differenzia per parole, lessico, grammatica e lunghezza delle frasi rispetto ai non depressi. 

Per arrivare a queste conclusioni sono stati utilizzati dei computer che in pochi minuti hanno esaminato e classificato parole, classi di parole, lunghezza dei periodi. Oltre al linguaggio parlato sono sono stati molto utili anche i diari e gli scritti personali di cantanti e poeti depressi.

L’Oms stima che nel mondo ci siano 322 milioni di persone che soffrono di depressione, si tratta di una cifra altissima. C’è chi la definisce anche mal di vivere e chi mal d’amore. Si tratta però scientificamente di una forma di malattia mentale. Talvolta, si associa questa patologia ad un modo diverso di percepire la realtà, quindi, nel momento in cui un artista o un autore crea la propria opera, si notano genialità e caratteristiche che la rendono o l’hanno resa unica. Si studia da oltre un secolo, infatti, il rapporto che esiste fra disturbi  mentali e creatività, ma solo all’inizio degli anni ‘90, si approfondì scientificamente. Kay Redfield Jamison, professoressa di psichiatria alla Johns Hopkins University, pubblicò negli Stati Uniti uno studio che spiegava la connessione tra la malattia maniaco depressiva e l’attività creativa di molti artisti. 

La depressione, nei pazienti affetti da  frequenti sbalzi d’umore, si alterna a stati maniacali, che a loro volta coincidono con i vertici creativi degli artisti. Queste persone sono sempre alla ricerca di soluzioni; anzi, l’ossessione provata nella ricerca di qualcosa di diverso, si trasforma nel prodotto artistico. Si hanno esempi nella pittura con Van Gogh, nella musica con Rossini, nella letteratura con Baudelaire e Andersen. 

Al giorno d’oggi, probabilmente, verrebbero considerate persone così estrose che verrebbero criticate per il loro modo di vivere e per il modo di affrontare i problemi: chissà se riuscirebbero a trasformare quello che hanno dentro in un’opera d’arte?

E chissà che proprio vicino a noi qualcuno non sia proprio così; ma rimane emarginato o vittima di una società in cui se non ci si conforma non si è nessuno.

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